Le aziende agroalimentari e la crisi dettata dalla pandemia, il settore delle carni rosse ha saputo resistere meglio di altri

Ismea e Federalimentare hanno condotto un’indagine sulle prestazioni delle imprese alimentari durante la pandemia analizzando il bilancio di un campione di imprese e valutando il loro grado di stabilità. Ebbene, oltre il 40% del campione ha dimostrato una significativa resilienza alla crisi. Analizzando i singoli settori, le carni rosse e gli elaborati di carne sono quelli che hanno evidenziato le performance migliori, mentre il lattiero-caseario ha registrato qualche criticità in più. Dopo un 2019 in cui l’export agroalimentare aveva toccato i 44,6 miliardi di euro con prospettive molto interessanti che si evidenziavano già per il primo trimestre del 2020, la pandemia ha invertito bruscamente la rotta. Lo studio ha suddiviso le imprese in tre gruppi. Nel primo si trova il 42% delle aziende, ritenute capaci di resistere alle crisi più gravi perché in possesso di parametri tutti positivi. Tra i comparti inseriti in questo primo gruppo c’è quello della carne rossa che supera il livello del 45% e degli elaborati di carne. Nel secondo gruppo, ritenuto una sorta di “terra di mezzo” si trova invece il 36% delle aziende. Si tratta di imprese con buoni livelli di redditività ma con rilievi critici di esposizione debitoria. I rischi di problemi di liquidità pertanto riguardano gli scenari negativi che potrebbero verificarsi nel breve periodo. Tra i settori più rappresentati ci sono quello delle carni avicole e del lattiero caseario con una quota del 46%. Infine il terzo gruppo, ritenuto più vulnerabile agli effetti della crisi, che interessa il 21% delle aziende. Spicca infine dal sondaggio un ultimo dato: la maggiore percentuale di aziende più solide si trova al Sud del Paese e non al Centro Nord: rispettivamente 45% e 42%