Dopo la pandemia solo l’agroalimentare dimostra di saper reagire alla crisi

Secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) le conseguenze della pandemia si faranno sentire per tutto il 2020 sul mercato delle principali materie prime alimentari, anche se il comparto agroalimentare continuerà a mostrare una maggiore capacità di reazione alla crisi. La produzione è prevista in calo per la carne, mentre il lattiero-caseario dovrebbe subire minori contraccolpi con una sostanziale tenuta produttiva. Infatti, a livello mondiale, l’incremento produttivo di latte dovrebbe sfiorare lo 0,8%, sostenuto soprattutto dai Paesi asiatici e dal Nord America. Il calo previsto in Europa e nel Regno Unito andrà di pari passo con la riduzione delle consistenze del bestiame negli allevamenti, mentre in Russia è previsto un aumento parallelamente all’Argentina, in controtendenza con gli altri Paesi del Sud America dove la persistente siccità sta creando numerosi problemi. I dati meno positivi riguardano l’export. Secondo la Fao le esportazioni mondiali di prodotti lattiero-caseari subiranno una riduzione del 4% a seguito del calo della domanda di importazione. Si tratta di un dato che, se verrà confermato, sarebbe il peggiore su base congiunturale in trent’anni. Uno scenario che dovrebbe essere confermato anche nei prossimi mesi riguarda la pressione al ribasso dei prezzi determinata dalla contrazione nelle importazioni di derivati del latte e l’accumulo di scorte invendute da parte dei principali esportatori.

Riguardo la carne, la Fao prevede una produzione mondiale in calo dell’1,7% per il secondo anno consecutivo. Oltre alle conseguenze della pandemia, gli altri fattori che condizioneranno questo andamento riguardano la presenza di malattie infettive e la siccità. Se la carne suina a livello globale è vista in flessione dell’8% e quella bovina dello 0,8%, solo la carne avicola registrerà un aumento del 2,4%, mentre quella ovina un più contenuto 0,9%.