Il presidente dell’Anbi, Francesco Vincenzi: “Occorre aumentare la capacità degli invasi”

Si è svolta pochi giorni fa l’annuale assemblea dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela dei territori e delle acque irrigue (Anbi).

La gestione delle acque è un tema di grande rilevanza, divenuto ancor più impellente negli ultimi anni a causa delle conseguenze determinate dai cambiamenti climatici che alternano periodi di prolungata siccità ad altri in cui le precipitazioni risultano talmente violente da distruggere i raccolti.

I lavori si sono protratti per un paio di giorni e sono stati anche l’occasione per presentare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che dedica molto spazio alle opere di manutenzione straordinaria per la difesa idrogeologica: ben 3.658 per un investimento di oltre 8,4 miliardi di euro così ripartiti. In Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Friuli Venezia Giulia sono previsti 2.015 interventi; 1.224 nel Centro Italia e 419 nel Sud della penisola. Il Piano nazionale riunisce 3.869 progetti per un investimento complessivo di quasi 11 miliardi di euro, capace di generare occupazione per circa 54.700 mila posti di lavoro.

“Nel 2019 la disponibilità di acqua nel nostro Paese è stata indispensabile per produrre il 17,3% del Pil – ha dichiarato nel suo intervento il presidente di Anbi, Francesco Vincenzi – una percentuale che si traduce in 288 miliardi di euro. Se non vi è alcun dubbio che l’Italia è un Paese ricco d’acqua con i circa 300 miliardi di metri cubi di pioggia caduti mediamente ogni anno, è altrettanto vero che solamente 45 miliardi sono quelli trattenuti al suolo. Nel 1972 la Conferenza nazionale sulle acque indicò in quasi 17 miliardi di metri cubi la capacità di invaso necessaria a rispondere alle esigenze di crescita del Paese nel 1980. A distanza di quarant’anni da quest’ultima data la potenzialità di raccolta delle 534 dighe esistenti sul territorio nazionale è ferma a 11,9 miliardi. È evidente quindi che soprattutto in una prospettiva di rilancio dell’Italia collegato al Green Deal, è fondamentale aumentare significativamente la capacità di invaso per sopperire alle aumentate esigenze idriche”.