Dal New Green Deal l’occasione per recuperare risorse e ridurre l’impronta ecologica della zootecnia

Ridurre l’impronta ecologica della zootecnia. È quanto afferma in un recente articolo il professor Fabrizio Adani dell’Università di Milano riferendosi all’importanza dell’utilizzo di fertilizzanti ottenuti dalla digestione anaerobica di impianti a biogas, adottando le cosiddette buone pratiche di utilizzo, quelle che permettono di ridurre considerevolmente i nitrati e l’emissione di particolato in atmosfera. “Il digestato equiparabile – scrive il docente – rappresenta la prima vera applicazione di economia circolare in agricoltura, la cui finalità è l’effettiva sostenibilità ambientale degli allevamenti zootecnici, chiamati a superare con strumenti validi i limiti da affrontare. La digestione anaerobica è uno di questi strumenti, perché si tratta di una piattaforma biotecnologica in grado di trasformare i reflui in fertilizzanti e produrre nello stesso tempo energia rinnovabile con una forte riduzione delle emissioni di gas serra”.

E la riduzione ecologica della zootecnia nell’ambiente per Adani si traduce non solo nella considerevole riduzione dell’impiego di concimi chimici, ma anche nel “recupero dei nutrienti inserito nella filiera latte/carne/biogas che dà valore aggiunto, aumentando la resa energetica delle trasformazioni dei foraggi in carne/latte/uova dal 10-15% al 35-50%. Il New Green Deal – conclude la sua riflessione il docente universitario – e le future politiche nazionali in tema di approcci green, rappresentano l’occasione per recuperare risorse. Individuare forme di sostentamento alla produzione di energia rinnovabile e al recupero dei nutrienti favorirebbe indirettamente il finanziamento delle opere utili all’applicazione del paradigma zootecnia-biogas-economia circolare, facilitando di fatto la transizione ecologica”.