Acqua bene prezioso, per migliorare la gestione irrigua servono più invasi

“Tutto il Paese ha bisogno di invasi. La gestione dell’acqua richiede interventi infrastrutturali strategici e per evitare problemi di utilizzo e competenze è necessario che quelli che si realizzeranno siano multifunzionali per garantire approvvigionamenti agricoli, turistici, idroelettrici”.

Così Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale bonifiche, irrigazione e miglioramento fondiario (Anbi) durante un recente webinar dedicato al delicato problema della gestione delle acque in Italia e in Europa. Nel nostro Paese solo l’11% della pioggia viene trattenuta dagli invasi. E se contrariamente a quanto avveniva in passato la capacità di invaso è oggi superiore al sud mentre il nord registra un progressivo e preoccupante abbassamento, bisogna sottolineare che con i cambiamenti climatici in atto la carenza degli invasi sta assumendo i contorni di un problema sempre più grave.

Un problema che però non riguarda solo l’Italia. Anche negli altri Stati europei la situazione non si discosta di molto. “La siccità è ormai diventato un problema comune a tutti – ha affermato Adriano Battilani, segretario generale di Irrigants d’Europe, organismo che racchiude al suo interno le più importanti associazioni europee che si occupano di irrigazione fra cui Anbi – il Regolamento Ue sul riuso delle acque reflue depurate per l’irrigazione in agricoltura approvato nei giorni scorsi a Bruxelles è un ottimo risultato ma attenzione, non è finalizzato a garantire una maggiore disponibilità di acqua irrigua, bensì ad assicurare una risorsa idrica di qualità, aspetto fondamentale per ottenere produzioni agricole di eccellenza, spesso destinate all’esportazione”.

Il Regolamento Ue approvato nei giorni scorsi a Bruxelles entrerà in vigore nel 2023 e per la prima volta definisce a livello europeo i requisiti minimi per l’utilizzo delle acque di recupero per finalità agricole in modo sicuro, proteggendo le persone e l’ambiente. La relatrice del provvedimento, Simona Bonafè, ha ricordato che esso rappresenta un passo avanti verso la transizione a un’economia circolare “perché potremo riutilizzare potenzialmente 6,6 miliardi di metri cubi di acqua entro il 2025 rispetto agli attuali 1,1 miliardi mc/annui. Non solo. A fronte di un investimento inferiore a 700 milioni di euro si potrebbe recuperare più della metà dell’attuale volume di acqua proveniente da impianti di trattamento delle acque reflue della Ue, evitando oltre il 5% dell’estrazione diretta da corpi idrici e sotterranei”.