Aumentano le superfici coltivate a sorgo in Italia, l’interessante e sostenibile competitor del mais

Un aumento del 18,2% in termini di superfici coltivate e un altro +6,3% in termini di produzione. Sono queste le interessanti percentuali che hanno caratterizzato  la coltivazione del sorgo in Italia nel 2019. Gli ettari sono infatti passati da 39.596 del 2018 a 46.799, mentre i quantitativi sono stati 3.133 tonnellate (2019) a fronte delle 2.948 del 2018.

Un incremento che testimonia il crescente interesse degli agricoltori e degli allevatori per un cereale, il quinto per importanza al mondo, che seppur ritenuto “minore” rispetto al mais in termini di rese/ha, ha dalla sua una serie di caratteristiche molto interessanti soprattutto se si considerano gli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Il sorgo infatti ha uno scarso fabbisogno idrico, richiede un ridotto impiego di mezzi tecnici, è inattaccabile da micotossine e diabrotica. E, utilizzato nella razione alimentare delle bovine da latte dimostra di reggere egregiamente il confronto con il mais relativamente ai livelli di grasso e proteine, garantendo efficienza alimentare e produttività del bestiame.

In Italia la maggior produzione di sorgo si concentra in Emilia Romagna: 60% degli ettari totali coltivati e 70% della produzione di sorgo granella. Ma l’aumento produttivo non riguarda solo il nostro Paese. Anche in Europa si registra un incremento del 15% per la tipologia in granella e del 17% per il foraggero, tant’è vero che secondo i ricercatori di Eurosorgho, ente impegnato nella ricerca scientifica sul miglioramento genetico del sorgo, nel 2020 la Francia supererà i 100mila ettari coltivati e entro il 2025, in Europa, il 10% del consumo totale di cereali destinati all’alimentazione animale potrebbe essere rappresentato proprio dal sorgo, centrando l’obiettivo di circa 3-4Mha.