L’Asia ha “fame di latte”, occorre elaborare un piano strategico per l’export italiano

Nel 2017, l’autosufficienza lattiero-casearia nel Sud Est Asiatico, Cina in testa, arrivava al 70,5%. Una “fame” di latte e prodotti lattiero-caseario che si conferma anche oggi, in piena emergenza coronavirus. Lo afferma Angelo Rossi, fondatore di CLAL, in una nota in cui analizza l’andamento del comparto alla luce dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. “Se nel 2019 la curva delle vendite italiane all’estero ha segnato +6,3% in volume rispetto all’anno prima – afferma – dobbiamo prevedere che molto verosimilmente nel 2020 il ritmo delle esportazioni dall’Italia rallenterà”.

Come evitare le peggiori ripercussioni derivanti da questa concreta ipotesi? “Un’iniziativa strategica potrebbe essere quella di destinare, in via straordinaria, una sovvenzione all’export direttamente alle imprese da parte dello Stato: l’import degli Stati Uniti potrebbe diminuire per la crisi innescata dal coronavirus e la Cina sta ripartendo e raccomanda ai propri cittadini di consumare più prodotti lattiero-caseari. È allora fondamentale trovarsi pronti quando tutta l’Asia mostrerà la propria fame di latte, polveri e formaggi. L’aiuto alle imprese trasformatrici per rilanciare l’export italiano servirebbe per conquistare nuovi mercati ed esplorare nuove strade e provocherebbe un benefico alleggerimento della pressione sul mercato interno, difendendo di rimbalzo l’allevatore con un indubbio vantaggio per l’intera filiera”.