Da Vinci, l’intuizione dell’acqua a 500 anni dalla morte

«Acqua è fra i quattro elementi il secondo men greve e di seconda volubilità. Questa non ha mai requie insino che si congiunge al suo marittimo elemento […]. Volentieri si leva per lo caldo in sottile vapore per l’aria. Il freddo la congela, stabilità la corrompe. […] Piglia ogni odore, colore e sapore e da sé non ha niente».

Sono parole di Leonardo Da Vinci, probabilmente l’inventore, artista e scienziato italiano più conosciuto nel mondo, celebrato proprio il 2 maggio del 2019 a 500 anni dalla morte. Nella sua sterminata attività di infaticabile ricercatore e sperimentatore di soluzioni ingegnose, Leonardo mostrò un costante interesse per l’acqua e la sua gestione. Un interesse, per molti versi, davvero lungimirante e capace di anticipare l’agenda globale di mezzo millennio dopo la sua morte.

Nell’opus di codici leonardeschi, infatti, sono molti i materiali che rimandano a un costante interesse per le opere idrauliche e per l’acqua del genio nato ad Anchiano il 15 aprile 1452. Noti sono gli appunti che Da Vinci dedicò al sistema dei navigli milanesi e alle vie d’acqua. Come ingegnere ducale si occupa di acque e di regolamentazione, aspetti da un lato indispensabili per l’agricoltura del tempo, dall’altro come fonte di movimentazione di macchine e mulini. Molte furono le sue riflessioni sull’erosione e sullo scorrimento. Inoltre gli esperimenti realizzati con modellini in legno furono utili per interventi di canalizzazione poi realmente realizzati.

Il mondo dell’agricoltura celebra Leonardo Da Vinci come uno dei più grandi studiosi della gestione delle acque, ma – in tempi di siccità sempre più frequenti e sostenibilità ambientale in cima all’agenda del settore – anche come uno straordinario anticipatore di una delle più complesse emergenze dei nostri tempi.