Brexit, mondo dell’agricoltura concorde: serve più tempo

Le principali organizzazioni agricole italiane, Confagricoltua e Coldiretti sono concordi: la delicata situazione dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea merita più tempo per trovare la soluzione meno impattante in senso negativo sull’economia europea.

«È stato di nuovo evitato il recesso immediato e senza regole del Regno Unito dalla UE, così da poter avere ancora del tempo a disposizione che ci auguriamo possa essere utile per fare adottare alla Camera dei Comuni britannica la decisione che porti ad aprire il negoziato con l’Europa sul futuro delle relazioni commerciali» ha commentato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, dopo che il Consiglio europeo, riunitosi nei giorni scorsi a Bruxelles, ha deciso di prorogare fino al 31 ottobre la scadenza della Brexit.

«Naturalmente – ha aggiunto – ci auguriamo che nel futuro siano salvaguardate le relazioni commerciali bilaterali per consolidare il flusso degli scambi nel settore agroalimentare e assicurare il rispetto degli standard di sicurezza e qualità che caratterizzano le produzioni europee».

«La concessione di scadenze più lunghe per la Brexit – ha detto invece il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – costituisce una maggiore garanzia del rispetto degli obblighi del Regno Unito in materia di contribuzione al bilancio dell’Ue, sino alla fine dell’attuale programmazione finanziaria. Salvaguardando il mantenimento delle risorse per le politiche essenziali per il nostro Paese. Prima fra tutte la Politica Agricola Comune.

Tempi più ampi, secondo Coldiretti, sarebbero auspicabili «nella misura in cui sarà sufficiente al Regno Unito per risolvere i problemi al proprio interno per ratificare l’accordo di recesso già definito. Per onorare gli impegni finanziari nei confronti dell’UE senza che questo interferisca sul buon funzionamento delle istituzioni Ue e sulle importanti decisioni che dovranno essere prese all’unanimità per alcuni dossier chiave europei. In particolare non devono essere gli agricoltori a pagare il conto della Brexit».

Gli scambi commerciali bilaterali nel settore agroalimentare garantiscono un saldo attivo di 21 miliardi di euro a favore dell’Unione europea a 27 Stati membri. Le esportazioni annuali del ‘Made in Italy’ agroalimentare destinate al Regno Unito ammontano a 3, 4 miliardi di euro e circa il 30 per cento è rappresentato da prodotti a indicazione geografica e di qualità. Nel periodo 2001-2017 l’export di settore sul mercato britannico è aumentato complessivamente di oltre il 40 per cento.