Biometano: nasce ISAAC, un progetto per la rimozione di barriere non tecnologiche

Sebbene l’Italia sia il secondo produttore di biogas europeo dopo la Germania (e il quarto a livello mondiale), ha ancora un grande potenziale inespresso di produzione ed espansione del relativo mercato, soprattutto nelle regioni centro-meridionali. Secondo le elaborazioni del CIB – Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione (basate sul rapporto annuale 2015 del GSE – Gestore dei Servizi Energetici), sono più di 1.550 gli impianti installati con una potenza totale di circa 1160 MWel, ma le barriere non tecnologiche, che ne impediscono una maggiore diffusione, rappresentano ancora una pesante criticità.

Da queste considerazioni è nato ISAAC, un progetto finanziato dal programma europeo Horizon 2020, il cui scopo principale è favorire la rimozione di queste barriere non tecnologiche, quali: il ritardo della normativa nazionale (il decreto bis biometano che dovrebbe dare certezza degli incentivi agli investitori, è in lettura a Bruxelles); gli aspetti non chiariti della normativa sui sottoprodotti che si prestano a interpretazioni controverse; le procedure burocratico-amministrative di autorizzazione degli impianti, diverse da regione a regione; la scarsa conoscenza della materia da parte di parecchie amministrazioni locali; la mancanza di coordinamento tra gli stessi agricoltori che spesso non sono in grado da soli di affrontare l’investimento e la gestione di un impianto di purificazione del biogas in biometano; e soprattutto, in molti casi, la mancanza di accettazione pubblica.

Partner del progetto sono: AZZEROCO2 coordinatore, LEGAMBIENTE, CHIMICA VERDE BIONET, CONSORZIO ITALIANO BIOGAS e CNR

Le azioni, avviate nel 2016 e che si concluderanno nel 2018, mirano a diffondere le corrette informazioni sul processo di produzione di biogas e relativi benefici ambientali ed economici tra gli attori potenzialmente coinvolti nella costruzione degli impianti. Le campagne di comunicazione sono condotte in sette regioni italiane e prevedono interventi nelle scuole, visite guidate a impianti esistenti, incontri specifici col pubblico e con gli amministratori locali, seminari con gli agricoltori, corsi di formazione per funzionari. Soprattutto sarà sviluppato un processo partecipativo in due territori – uno a Andria sul biometano da Forsu e uno in un’altra regione sul biometano da reflui agricoli di allevamento – per coinvolgere la cittadinanza e costruire un processo decisionale condiviso con una giuria di cittadini (selezionata secondo criteri di campionamento) e prevenire i conflitti sociali.

Il processo partecipativo avverrà sulla base di un modello elaborato dal progetto, che verrà tradotto in proposta di legge nazionale, e ispirato alle variegate esperienze del débat publique sulle grandi infrastrutture in Francia, del Localism Act nel Regno Unito e della giuria dei cittadini in Germania.

Azioni specifiche si concentreranno sulla riduzione della frammentazione tra i singoli produttori di biomassa (agricoltori, allevatori, ecc.) al fine di raggiungere la dimensione minima di impianto necessaria e massimizzare i vantaggi economici. Un’iniziativa di crowdfunding sarà proposta per creare nuove opportunità e un senso di appartenenza e di coinvolgimento. Proposte per il miglioramento delle attuali normative italiane sul biometano e sull’utilizzo del digestato saranno preparate e discusse con le autorità preposte.