Con agricoltura di precisione salto di qualità, ma ora lo abbraccia solo l’1% delle aziende

Il Piano Industria 4.0 applicato all’agricoltura potrebbe portare a redditi più elevati per gli agricoltori, maggiori rese produttive di qualità a costi più contenuti, minore impatto ambientale, ma anche nuove prospettive occupazionali, con un ‘effetto sostituzione’ dalle attività tipicamente manuali e tradizionali a quelle di consulenza tecnologica.

È quanto emerso nel corso di un’audizione in Commissione lavoro del Senato con le tre organizzazioni agricole Coldiretti, Cia e Confagricoltura. Sono state le tre organizzazioni a ricordare come il nuovo modello produttivo sia applicato oggi solamente dall’1% delle imprese agricole italiane, quelle tecnologicamente più avanzate, socialmente responsabili e vocate alla creazione di posti di lavoro.

Osservazioni che in si inseriscono nel solco dei primi dati forniti dall’Osservatorio del Politecnico dedicato allo SmartAgrifood, secondo il quale il 62% delle soluzioni offerte per l’innovazione digitale nel settore agrifood sfrutta tecnologie ‘Internet of Things’, che permettono di monitorare e controllare le attività in campo agroalimentare, mentre il 37% degli attori è fornitore specializzato in servizi Agritech. A questo proposito, nel corso delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona (dal 25 al 28 ottobre 2017) saranno presentati alcuni dati del tavolo di lavoro dedicato al lattiero-caseario.4.0.

Secondo la stessa ricerca l’86% delle soluzioni offerte si applica alla coltivazione, ma la maggior parte è progettata per essere trasversale ai vari comparti della zootecnia. Il 15% delle soluzioni offerte è specifico per il vitivinicolo. Una attenzione e un orientamento, quello per l’innovazione digitale nel settore agrozootecnico, ampiamente diffusi nelle grandi aziende internazionali proprio per la capacità di offrire valore aggiunto alla produzione.